da ivg:
Sei mesi di reclusione ciascuno: questa la richiesta di pena del pubblico ministero Chiara Maria Paolucci per Valentino Parolini e Giuseppe Lagasio, rispettivamente responsabile comunale delle aree verdi ed ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Alassio. Entrambi sono a giudizio per la morte di Alessandro Scavetta, il diciottenne di Saluggia (Vercelli) ucciso da un pino caduto sulla via Aurelia, davanti all’hotel Diana, nell’agosto 2008.
Il processo è stato rinviato al 16 settembre per la sentenza. Nella requisitoria, il pm ha sottolineato “l’assenza di concorso di colpa da parte della vittima, che non era alterata da alcool, stupefacenti o altro”. La tesi difensiva hevidenziato il fatto che la pianta fosse affetta da una patologia radicale, essendo fra l’altro vetusta, tra gli 80 e 90 anni, ma non visibile dall’esterno. Ma per l’accusa i due imputati, in quanto responsabili della gestione del verde pubblico, non avrebbero dovuto limitarsi alla cura estetica ma occuparsi della tutela dell’incolumità pubblica. Viene contestato il fatto che ad Alassio non fossero mai stati eseguiti controlli sulla staticità degli alberi, al di là della manutenzione ordinaria. Quindi, anche per il fatto che altre piante erano già state abbattute, il rischio sarebbe stato sottovalutato.
Alessandro Scavetta era in sella al suo scooter Aprilia 50 e dal centro alassino si stava dirigendo al porto, dove avrebbe incontrato alcuni amici, ma l´improvvisa caduta del grande pino marittimo sull’Aurelia non gli aveva dato scampo. L’inchiesta avviata dalla Procura aveva portato al rinvio a giudizio dei due dipendenti comunali. Nel corso del processo sono stati ascoltati numerosi testimoni tra cui i giardinieri municipali ed i consulenti tecnici, nominati dal pubblico ministero Chiara Maria Paolucci e dai difensori degli imputati, gli avvocati Franco Vazio e Fausto Mazzitelli.
Sempre secondo l’accusa, i responsabili del verde pubblico avrebbero dovuto fare un esame chiamato “Vta” (Visual Tree Assessment, ovvero Valutazione Stabilità Alberature), che avrebbe permesso di capire che la pianta aveva un’infezione causata dalla “Armillaria Mellea”. “Mi auguro che non accada ma più una sciagura come quella di Alassio del 2008″ non ha mancato di rimarcare il pm Paolucci.
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